It’s Black History Month – a reflection on Black English

Photo taken in Bristol, UK

[EN] Black History Month is celebrated in the UK in October, as it is in most European countries too nowadays. It is on the other hand celebrated in February in the United Stated and Canada.

I have closely followed the developments of the past few months (or better, years – if not centuries!) and I am trying my best to become an ally for the cause. As I was thinking about how to introduce this topic in my translation and language related blog, I could not help but think how language itself is a bearer of diversities. We all have an accent, depending on the language we speak we might even have a dialect. We can even make a conscious or unconscious choice to start speaking with a specific accent if we wish to identify with a group of people or set a status for ourselves. This is a story as old as time.

During my research, I came across this article. The article goes on about some grammar features that are used in African American or Black English, and that are regarded as incorrect or wrong to use. The title gets to the point: Black English Matters. A passage caught my attention especially: Well, why does this matter? As flippantly as we can talk of language myths, put simply, what’s widely considered bad grammar, or bad language, can have truly problematic repercussions for how many people live, especially for those who speak dialects that aren’t considered standard, mainstream, or prestigious. It still is very much the case that many people, without thinking, can harbor negative assumptions about the different ways other people speak. This can have a profound effect on how whole speech communities can live, learn, work, and even play. Getting job interviews, renting an apartment, raising kids to have better options and advantages, even getting through an unexpected, fraught interaction with the police—all these things can be made much harder simply because of a particular accent or dialect.

Linguistics is discussed in this article in a way that is relevant to any current political matter, and this is simply because language is political. I wish to celebrate the diversity inside every single language, with their accents, dialects and sounds. I wish to celebrate every single person, as ultimately we make language our own in a very intimate way – it becomes a portrayal of ourselves. I wish to celebrate this diversity and SEE IT, as this is what I think we might all need to do: see our diversity and act upon it to elevate our fellow human beings in each and every expression of self. Let’s build bridges.

[IT] Il Black History Month, letteralmente Mese della Storia dei Neri, viene celebrato a ottobre nel Regno unito, cosi come in diversi paesi europei. Questo viene invece celebrato a febbraio negli Stati Uniti e nel Canada.

Ho seguito molto da vicino gli eventi che si sono susseguiti negli ultimi mesi (o meglio anni, se non secoli!) e faccio ogni giorno del mio meglio per divenire un’alleata attiva della causa Black Lives Matter. Nel pensare a come introdurre questo tema nel mio blog dedito al linguaggio e alla traduzione, mi è venuto spontaneo pensare che il liguaggio stesso è portatore di diversità. Tutti abbiamo un accento e, a seconda della lingua che parliamo, potremmo avere persino un dialetto. Facciamo costantemente una scelta, conscia o inconscia, quando adottiamo un accento specifico, magari per associarci a uno status o identificarci con un gruppo di persone. È la storia piu antica del mondo.

Durante la mia ricerca sul tema mi sono imbattuta in questo articolo (mi scuso con i lettori italiani se è disponibile solo in inglese). L’articolo parla di specifiche caratteristiche grammaticali dell’inglese africano-americano o nero, caratteristiche che sono generalmente viste come incorrette o sbagliate nell’utilizzo dell’inglese. Il titolo arriva direttamente al punto: Black English Matters, l’inglese dei neri conta. Un passaggio dell’articolo ha catturato la mia attenzione: Ebbene, perché conta? Per quanto si possa pensare con leggerezza ai miti del linguaggio, per porla in maniera semplice, ciò che è considerato avere una grammatica sbagliata o quel che e considerato un linguaggio scorretto può davvero avere conseguenze problematiche sulla vita di determinate persone. Ci si riferisce soprattutto a coloro che utilizzano dialetti o forme del linguaggio che non sono considerati standard, convenzionali o prestigiosi. Ancora oggi molte persone covano pregiudizi negativi sul modo in cui alcune persone utilizzano il linguaggio o parlano una lingua. Questo meccanismo puo avere conseguenze importanti nel modo in cui certe comunità vivono, imparano, lavorano o addirittura giocano. Ottenere un colloquio di lavoro, affittare un appartamento, crescere figli che abbiano vantaggi e possibilità nella vita. Persino sopravvivere a una tesa e inaspettata interazione con la polizia – tutte queste situazioni sono rese più difficili dalla percezione che si ha di un determinato accento o dialetto.

La linguistica viene discussa in questo articolo in un modo che è molto vicino agli eventi politici odierni: questo accade perche il linguaggio è fondamentalmente un mezzo politico. Desidero celebrare la diversità intrinsica a ogni tipo di lingua, ognuna con i suoi accenti, dialetti e suoni. Desidero celebrare ogni singola persona, in quanto ognuno di noi crea costantemente un proprio linguaggio e lo fa in una maniera molto intima, fino al punto che esso diventa un ritratto di noi stessi. Desidero celebrare questa diversità e VEDERLA poiché credo che questo sia ciò che noi tutti siamo chiamati a fare adesso: notare la nostra diversità e agire a partire da questa per elevare ogni essere umano nella propria espressione di se stesso. Let’s build bridges.